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Giuseppe Civati

Intervento in Consiglio regionale - 6 giugno 2006

Grazie, signor Presidente. È un piacere per me intervenire in questa discussione per tanti motivi: il primo perché in qualche modo oggi vi è l’occasione di affrontare le questioni che attengono la politica culturale di questa Regione, visto che non è possibile farlo con le materie di stretta competenza ci tocca farlo con i phone center, ci tocca farlo con le leggi urbanistiche. In realtà non mi soffermerò molto su questo tema ma volevo segnalare anche la mia considerazione, che è ovviamente solidale con quanto è stato detto dai colleghi della minoranza rispetto ad un intervento basato, fin dalle sue strutture teoriche e concettuali sul concetto di reciprocità, che mira a sottolineare come noi non facciamo fare le moschee se loro non ci fanno fare le chiese, un argomento molto frequentato.
Ecco, come unica riflessione su questo punto, io segnalo che per la prima volta questo argomento fu usato contro i cattolici da John Locke e quindi invito tutti ad un attimo di riflessione. Il libro è disponibile presso l’editrice UTET, si chiama “Saggio sulla tolleranza”, la pagina è 111, poi – se volete – potrò distribuire questo elemento che – credo farà riflettere molti di noi. Io ovviamente però intervengo su un fatto che mi amareggia molto, che amareggia me nei confronti della mia città e anche dell’istituzione che rappresento: si tratta di Monza, si tratta della discussione sull’articolo 36, comma 4 della Legge 12, le modifiche che sono previste quest’oggi, in un giorno particolare, oggi a Monza è la festa di San Gerardo, un santo che ha un particolare legame con il fiume, ma ci arrivo, e rispetto alla quale ho sentito dire dall’Assessore Boni, anche con un tono molto virulento nelle scorse ore, che si tratta meramente di coincidenze.
Ecco, io l’unica coincidenza che vedo oggi è la data, che fa 06/06/06, quasi satanica, quasi diabolica diciamo, e torniamo così alle argomentazioni che si sono sentite in quest’aula a proposito dell’inferno.
Le altre coincidenze, la tesi della coincidenza è francamente incredibile, e va detto in quest’aula, va detto perché la coincidenza può essere una; tre/quattro coincidenze non stanno né in cielo né in terra, e le coincidenze cominciano ad essere troppe. C’è stata una legge – anche qui è una coincidenza, il 4 agosto è il mio compleanno, del 2003 – la legge regionale 14, nella quale si stabiliva l’impossibilità per Monza di autoapprovarsi il piano dei servizi, che le avrebbe consentito, guarda caso, di vincolare, di mettere sotto vincolo, alcune aree edificabili, dico alcune così non evoco altre coincidenze.
L’11 marzo del 2005 un’altra coincidenza, incredibile: la Legge regionale 12, il comma 2 dell’articolo 25 mette insieme due città, che non hanno nessun riferimento, nessun collegamento, che sono Monza e Campione d’Italia, perché si occupa solo di queste due realtà. Quando l’Assessore Boni ieri, in conferenza stampa dice “Cosa devo fare, devo mandare Berlusconi in Svizzera?”, non lo mandi a Campione d’Italia, per favore, lo tenga lontano da lì perché è l’unico altro posto dove una normativa regionale potrebbe aiutarlo ancora una volta. Ho detto la parola Berlusconi ma ci arriverò.
E questo oggi ci viene detto: ci adeguiamo alla normativa nazionale, facciamo uno sforzo per sembrare un po’ meno devoluti evidentemente del solito e, in contraddizione con la stessa Legge 12 approvata lo scorso anno, ci si adegua ad una normativa precedente, che è del 2001 e ha una prassi che in Italia esiste da quarant’anni, dal 1966, una prassi che in Regione Lombardia è interpretata diversamente da trent’anni, utilizzando i cinque anni di salvaguardia tout court, senza il doppio binario previsto dalla normativa nazionale. E anche in questo caso fa sorridere parlare oggi di coincidenze, quando gli stessi attori politici l’anno scorso rivendicarono con orgoglio il fatto che la Regione Lombardia avesse una normativa più restrittiva del dato nazionale. Fa sorridere quando questa coincidenza viene richiamata durante una campagna elettorale in cui si parla di devoluzione. È stato perfetto il Consigliere Prina nel richiamarci al titolo quinto, alla legislazione concorrente, alla possibilità di prenderci ognuno le nostre responsabilità; e fa sorridere pensare alla stessa coincidenza, che è impersonata da alcune figure che animano il dibattito politico in quest’aula, figure che negli anni Novanta difendevano a Monza, in Provincia di Milano, le aree verdi, i parchi di cintura, il Sindaco Mariani della Lega Nord, magari all’Assessore Boni sarà capitato in quegli anni di partecipare a manifestazioni pubbliche, anche lì per coincidenza, e avere la possibilità di condividere con quella Giunta la salvaguardia del parco di cintura. E fa sorridere che in questi giorni - un’altra coincidenza – un Consigliere comunale di Milano, che si chiama Terzi ed è di Forza Italia, proponga un grande progetto per il verde, che si chiama “gli occhi verdi di Milano”. Ecco, noi ci mettiamo un ditino negli occhi verdi di Milano, incominciando da quello più grande di occhio verde, che è un’area, quella della Cascinazza, che arriva fino al confine della città di Milano, comunque l’unica area che si vede dal satellite, che si possa apprezzare. Introduciamo una normativa che non ha nessun significato, proprio perché abbiamo modificato la normativa sui piani regolatori – il Comune di Monza è il primo esempio in Lombardia di amministrazione, che di corsa si è messa insieme, con la collaborazione dell’Assessore Boni, a realizzare, a redigere, a ripensare il piano regolatore come piano di governo del territorio, con tanto di iniziative pubbliche, a cui ha partecipato lo stesso Assessore Boni, nelle quali si è condivisa la strategia, la possibilità di costruire questo nuovo strumento e di metterlo finalmente in pratica. E guarda caso, quando iniziano i primi caldi, quando arriva la primavera e l’estate a Monza arriva invece una legge regionale che va in direzione contraria. Le coincidenza proseguono, l’altra coincidenza curiosa che voglio richiamare è l’esistenza di una modifica al piano di assetto idrogeologico che, proprio per evitare che la Cascinazza, area di esondazione naturale, sia allagata ogniqualvolta il Lambro esonda, e in questo caso citiamo San Gerardo, che con l’esondazione aveva particolare feeling e rapporto – vedo il Consigliere Rossoni che annuisce. Bene, per fare sì che San Gerardo non debba nuovamente intervenire sulla città di Monza, cosa si è pensato di fare? Di costruire un grande canale scolmatore lungo tutto il confine est della città, un lungo canale che in qualche modo evita appunto alla nuova edificazione di Paolo Berlusconi di ricevere tutta quest’acqua. Mi sembra giustissimo come intervento, l’unico problema, che è di qualche settimana fa – mannaggia, ancora una coincidenza – il fatto che questo canale scolmatore costa 170 milioni di euro; 170 milioni di euro non ci saranno mai. È un’iniziativa costruita anche in questo caso ad hoc, è un’invenzione pura e semplice, che viene soltanto ipotizzata per evitare che quell’area della Cascinazza sia considerata inedificabile proprio perché lì il Lambro esce. Ci sono delle foto anche che lo testimoniano.
In tutto questo, come dire, fa sorridere il fatto che una forza politica, rappresentata dall’Assessore Boni, così attenta alla tutela delle radici, si dimentichi un altro passaggio della storia di Monza. Non voglio essere pedante ma anche qui è curiosa la coincidenza.
Voi sapete che a Monza nasce – la sua storia, la storia che la rese importante – con la regina Teodolinda, che scelse un luogo ameno lungo il Lambro, guarda un po’, nel quale una colomba, la colomba le indicò – hai ragione – con la parola latina modo, qui, e Teodolinda disse “Sì, va bene qui”. Ecco, è successa la stessa cosa: una colomba ha indicato all’Assessore Boni “Qui” e Boni rispose - lo sventurato potremmo dire, senza offenderlo e con il massimo rispetto per la carica che ricopre – rispose di sì. Quindi abbiamo citato un altro episodio della storia locale.
La stessa Lega ci delude, del conflitto di interessi è già stato detto, si è parlato di regalo, di scambio, sono tutte considerazioni che condivido, ma è evidente il vulnus al paesaggio lombardo su quell’area e per la città di Monza. Pensate che se questa modifica di legge dovesse avere l’approvazione del Consiglio regionale noi ci troveremmo d’emblée una città che si basa, per la materia urbanistica, su un piano regolatore del 1971 - era un’altra epoca – e la previsione del numero di abitanti della nostra città era di 300 mila abitanti. Per cui io faccio una proposta: a questo punto Monza, oltre ad essere appena diventata capoluogo di Provincia si candida a diventare capoluogo di Regione e magari a cambiare Regione, quanto prima, o a cambiarla perché non è possibile che invece di avere un Ente superiore che interviene, che spiega ai tecnici delle autorità di bacino che non sta né in cielo né in terra uno scolmatore da 170 milioni di euro, che evita di fare delle normative che mettano in discussione la tutela del suo territorio, faccia esattamente il contrario e sia parte attiva in questo disegno, che è strettamente politico, perché vogliamo dircelo, poi uno può votare quello che vuole, però quando su quell’area un parco agricolo di 700 mila metri quadri dovesse sorgere un complesso da 60 palazzi, un complesso attualmente verde, illuminato dal sole stamattina, ecco, bene, qualcuno se ne prenderà la responsabilità, e non saremo certo noi della minoranza, certo noi del Centrosinistra, anche perché in questa fase politica l’amministrazione comunale ha pronto il piano di governo del territorio, è pronta ad andare in aula con questo strumento ed è chiaro a tutti, senza che lo debba spiegare io, che avere questa discussione in Consiglio comunale, nel momento in cui arriva una normativa di questo tipo, rende le cose molto più difficili e molto più complesse.
Allora noi, uscendo dall’appello politico di parte, ci riferiamo alle parole del Presidente Formigoni. Il Presidente Formigoni ha ricevuto una lettera dal Sindaco di Monza, Michele Faglia, una lettera che è stata anche resa nota e pubblicata, in cui ricordava al Presidente, che purtroppo oggi non c’è e poi ci dirà se rimane (questo è un altro discorso però anche questo la dice lunga): la negligenza con la quale vengono trattati i Comuni di questa Regione deve finire. Bene, Faglia ricorda a Formigoni di avergli scritto il 23 di gennaio, non ha avuto tempo, c’era la campagna elettorale per le elezioni politiche al Senato; dopodiché di avergli riscritto il 22 maggio del 2006. Non ha avuto tempo perché le prime incombenze da senatore sono di sicuro impegno, anche se si è parlato di ozio. Bene, tutto questo per chiedergli semplicemente un incontro, per chiedergli un confronto con dei toni – se volete la distribuirò questa lettera, così vi rendete conto del tono assolutamente istituzionale avuto dal Sindaco di Monza.
Bene, il Presidente Formigoni risponde con una dichiarazione sibillina, non direttamente a Faglia ma ai giornali, dicendo “Noi ci basiamo sull’ottica del bene comune, del dialogo e del confronto”. Io sono d’accordo, per la prima volta - forse – nella mia carriera in quest’aula, sono d’accordo con il Presidente: dialogo, ottica del bene comune, confronto, quindi nessun atteggiamento di chiusura, come quelli che si sono sentiti ieri e stamane, nessun atteggiamento di blindatura del testo e la proposta molto semplice di recepire uno dei nostri emendamenti - per quanto mi riguarda ovviamente mi soffermo soprattutto sull’articolo 36, comma 4. Ne abbiamo presentati una vasta gamma, non li illustro perché ci sarà tempo di farlo, ce n’è per tutti i gusti, possiamo rispondere alle esigenze di ciascuno. L’obiettivo è banalmente – lo cito, anche questo, in termini molto generali per poi approfondirlo successivamente – quello di evitare che questa norma, per quanto riguarda il Comune di Monza, preso di mira ormai da troppi anni, sia retroattiva, e che quindi si possa proseguire fino al 2007 con le salvaguardie, nell’aspettativa – credo – di tutte le forze politiche di Sinistra, di Destra e di Centro, di approvare il piano di governo del territorio, così come richiesto da questa Regione, perché Monza non vuole fare nient’altro che rispondere alle giuste indicazioni che provengono dall’Ente superiore. Chiediamo la reciprocità - così concludo tornando alla questione da cui sono partito – chiediamo che non ci sia solo reciprocità con i Paesi islamici o chissà chi altro ma che ci sia reciprocità tra l’Ente Regione e l’Ente Locale. Grazie.

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