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Tutta la Cascinazza minuto per minuto

 

Un fatto storico e un dubbio perenne

Ieri sera, anzi notte (per la precisione alle 3 a.m.) il Consiglio comunale di Monza ha votato all'unanimità il Piano di governo del territorio, in tutto simile alla proposta di piano adottata nel corso di un'altra seduta notturna, all'inizio di marzo, quando sindaco era Michele Faglia e assessore era Alfredo Viganò. Alle osservazioni impegnative (per non dire scabrose) sulla Cascinazza e sulle altre aree più importanti si è risposto negativamente, riservandosi di affrontare questi lotti in sede successiva, come eventuali varianti al piano. Ora, è il caso di dire che quello celebrato qualche ora fa è un fatto storico per la città: il piano regolatore precedente è del 1971 e per anni Monza è stata inseguita dalla maledizione di non avere uno strumento urbanistico aggiornato. Il merito di questo risultato è da ascrivere alla giunta Faglia, che ha dovuto subire un anno intero di ostruzionismo (ricorderete tutti i 20.000 emendamenti presentati dagli attuali assessori della giunta Mariani, allora inferociti oppositori) e ha dovuto fronteggiare le conseguenze delle leggi regionali fatte apposta, in ben due occasioni, per rallentare i lavori. La terza legge regionale, quella d'inizio ottobre, e quel sospendere il giudizio su Cascinazza (e non solo) ci fanno pensare però che la 'battaglia' sia tutt'altro che finita e che la difesa del territorio sarà un punto decisivo della politica monzese anche per i prossimi anni. Il fatto è storico, dunque, ma il dubbio è destinato a restare perenne.
(venerdì, novembre 30, 2007 )

Cascinazza: dare a Paolo quel che non è di Paolo

E' arrivato il progetto di legge ad hoc, il terzo consecutivo, che riguarda le politiche urbanistiche della città di Monza. Il pdl è presentato da tutti i capigruppo di maggioranza - una scelta politica corale - perché così si salta il passaggio in giunta e si abbreviano i tempi. Il presidente vicario Lucchini, raggiunto dal pdl direttamente in aula, lo ha immediatamente presentato ai colleghi e attribuito alla commissione competente. Quest'ultima, già convocata per domani senza che fosse prevista la discussione di questo oggetto, domani potrà discuterlo, se la maggioranza - come è certo che sia - farà di tutto per aggiungerlo "fuori dal sacco". I tempi sono stati rispettati per un'oretta, perché altrimenti sarebbero passate le necessarie 24 ore di preavviso. Per un soffio, ce l'hanno fatta. La norma è scandalosa: "il termine di cui al comma 7 è di duecentosettanta giorni [anziché 90] qualora, nella fase del procedimento di approvazione del PGT successiva all'adozione dello stesso, si svolgano le elezioni per il rinnovo dell'amministrazione comunale". Si precisa in un successivo comma che la disposizione "si applica anche ai procedimenti di approvazione del PGT in corso alla data di entrata in vigore della stessa". Cioè, a Monza. La proroga è contraria al principio di costituzionalità, a quello di continuità amministrativa, allo stesso dettato della legge 12. Non si capisce perché i 90 giorni previsti dalla legge debbano diventare 270 solo per quei comuni. Ma, si sa, Romani aveva chiesto sei mesi e quindi, considerato che i tre mesi erano già passati, era necessario provvedere 'inventandosi' la cifra dei 270, particolarmente inusuale quando si tratta di leggi. O, meglio, quando si tratta di leggi serie, e non leggine fatte apposta. Domani la commissione è convocata alle 14.30. Credo che i monzesi perbene potrebbero darsi appuntamento davanti agli uffici del Consiglio regionale. La 'manna' regionale è arrivata, dopo tanti traccheggiamenti e tanti depistaggi. Spunta in aula, un mattino di settembre, giusto in tempo per la commissione del giorno successivo, per la seduta del Consiglio della prossima settimana, per la pubblicazione sul Burl (5 giorni) e per la sua entrata in vigore. Tutto per caso, s'intende, commenterebbe Boni, già protagonista della legge dello scorso anno. Tutto per Paolo. Per la Cascinazza e per tutto quello che in sei mesi si riuscirà a fare per stravolgere il piano regolatore. In una Regione nella quale sono attivi interi staff per studiare norme ad personam e in cui tutti i capigruppo di maggioranza sostengono, sulla base di un patto politico, cose del genere. Che tristezza.

I pirati e la Cascinazza

Pare che la destra in Consiglio regionale stia pensando ad una procedura-lampo per la leggina sulla Cascinazza. Pare che si parta da un'interpretazione del tutto particolare della cosiddetta «Procedura d'urgenza», così come previsto dall'art. 108 del regolamento dell'aula (o di qualche altra sua piega, individuata per accorciare i tempi di approvazione dell'oggetto). Sarebbe un'assurdità e l'ennesima conferma che quando si tratta di Cascinazza e di Monza in Consiglio regionale la destra perde completamente la trebisonda. Lo scenario che si apre è complesso: la soluzione più semplice è approvare il Pgt nei tempi previsti, come Mariani ha promesso di fare, senza appellarsi alla 'manna' della proroga regionale. Un settore della sua maggioranza però è in difficoltà e confida piuttosto nella leggina a-rotta-di-collo per avere più tempo e rivisitare profondamente il piano predisposto da Faglia e Viganò. Una situazione di difficoltà in campo urbanistico che grava su Monza come una maledizione.

Cascinazza: le Beaujolais nouveau est arrivé

Come un vino novello, nelle cantine della Regione Lombardia stanno imbottigliando il progetto di legge in modifica alla legge 12. Si tratta di una norma apposita, che ha funzione retroattiva, dal momento che richiama senza equivoci quei Comuni che sono andati al voto nel 2007. Dei contenuti, però, abbiamo già detto. Ora soffermiamoci sull'iter. Solitamente un progetto di legge viene presentato in giunta, poi votato dalla stessa, poi iscritto al calendario dei lavori della Commissione competente, poi si nomina il relatore, poi si presenta in Comissione, poi - in una seduta successiva - si approva in Commissione, per essere poi iscritto al calendario dei lavori dell'Aula. Tutto questo, se le voci venissero confermate, accadrebbe nello spazio di 8 (otto) giorni, considerato che il progetto di legge in questione non è nemmeno menzionato dal calendario che i consiglieri hanno ricevuto ieri. Lunedì arriva in giunta, lo votano in un baleno, lo aggiungono agli oggetti in discussione nella commissione di mercoledì, lo votano immantinente, lo portano in Consiglio il 2 ottobre, giusto in tempo perché sia pubblicato sul bollettino regionale prima della scadenza prevista dalla stessa legge 12 per il Pgt di Monza. Ora, mi chiedo: come si fa a sostenere che non è una norma apposita, ma riguarda altri Comuni. Se si intende fare questa corsa, la si fa esclusivamente per Monza. A meno che esista un altro Comune in tutta la Regione che abbia adottato il Pgt lo stesso giorno di Monza. Chi lo trova, vince una leggina ad personam. Promesso.

Cascinazza: la leggina infinita

E pensare che alcuni in campagna elettorale mi spiegavano che la Cascinazza era un tema di scarsa rilevanza, con impatti minimi sulla vita dei cittadini di Monza. Sì, ciao. Fonti giornalistiche indicano da qualche giorno a questa parte e con sempre maggiore insistenza che la giunta regionale e la maggioranza che la sostiene starebbero lavorando ad un'ennesimo comma ad hoc nell'ambito dell'ennesima modifica della famosa Legge 12 che riguarda le politiche urbanistiche della nostra regione. Dopo la norma apposita della prima edizione del febbraio del 2005 e la replica del luglio 2006, la terza leggina consecutiva dedicata a Monza consisterebbe in una proroga all'approvazione del Pgt per le città che sono andate al voto nella primavera di quest'anno. La proroga sarebbe di tre-sei mesi e rinvierebbe la scadenza per l'approvazione del Pgt, fissata per il 9 ottobre. Ciò darebbe la possibilità alla giunta Mariani (vedi alla voce Paolo Romani) di avere tutto il tempo per rivedere l'impostazione del Pgt adottato dalla giunta Faglia. I principi di costituzionalità e di continuità amministrativa sarebbero letteralmente ridicolizzati da questa iniziativa legislativa che prosegue un'attiività indefessa della Regione Lombardia contro la città di Monza. La Regione Lombardia si conferma un ente a senso unico: se nel 2005 e 2006 aveva penalizzato la città con scelte gravissime, ritardando l'adozione degli strumenti urbanistici e accorciando il periodo delle salvaguardie, ora estende il tempo di approvazione del Pgt. Mariani rassicura, Romani legifera. La famosa separazione delle carriere. A farne le spese, la città di Monza.



Marco e i suoi fratelli

Dibattito alla Festa dell'Unità tra Faglia e Mariani sull'urbanistica, il Pgt e la madre di tutte le battaglie, la Cascinazza. Sentimenti contrastanti hanno animato i presenti: da una parte, una valutazione positiva dell'impegno di Mariani che si dice deciso a concludere l'iter di approvazione del Pgt votato da Faglia e dalla sua maggioranza nella notte tra il 9 e 10 marzo scorso; dall'altra, più di una preoccupazione che Mariani non sia così libero come si presenta, condizionato com'è dalla sua maggioranza e dai suoi promotori, i fratelli Paolo e Silvio. Se ha convinto la promessa di Mariani di votare contro alcune osservazioni dei cittadini (quelle più sostanziose, che stravolgerebbero il piano), ha lasciato perplessi il passaggio che l'attuale sindaco ha voluto dedicare alle aree verdi e alle possibilità che a sentir lui si potrebbero aprire, dopo l'approvazione del piano, con l'introduzione di più di una variante (Mariani ha citato aree agricole che nell'impianto del piano Viganò non erano e non sono affatto "in gioco"). Insomma, Mariani ha voluto rinverdire - è proprio il caso di dirlo - il suo impegno a tutela dell'ambiente, ma non è riuscito a fugare i dubbi, maturati negli anni precedenti, che sia in grado di convincere la sua maggioranza a seguirlo e di rispondere ai desiderata dei fratelli di cui sopra senza che la città subisca pesanti conseguenze. E' confermato il quadro descritto qualche giorno fa, in cui le ombre sono ben più delle luci. E alla Festa questa era la sensazione che finiva con l'imporsi, insieme ad una forte nostalgia per quell'altro sindaco, che avremmo voluto vedere ancora in piazza Trento a guidare l'amministrazione. In un quadro di regole chiaro, sostenuto da una politica autonoma e trasparente, che Mariani non è in grado di assicurare. Probabilmente nemmeno a se stesso.

Fischiato Mariani e la Cascinazza

Marco Mariani, sindaco di Monza, già noto come Firmato per la sua ormai famosa non-firma per la revoca del mandato del Presidente dell'Alsi, è stato accolto da una selva di fischi in piazza Duomo, in occasione del concerto di Davide Van Des Froos. 'Fischiato' Mariani può stare tranquillo: domani sera, alle ore 21, quando interverrà alla Festa dell'Unità, per parlare di urbanistica, non lo fischierà nessuno. Tutti lo ascolteremo con attenzione, perché ci parlerà del tema più importante della politica monzese. Come sapete, Monza ha adottato il nuovo Piano di governo del territorio all'inizio di marzo. Ora tocca a Mariani e alla sua maggioranza rispondere alle osservazioni dei cittadini, riportandolo in aula e approvandolo definitivamente entro il 9 ottobre. Se così non fosse si ritornerebbe al vecchio Prg Piccinato del 1971. Mariani sostiene di volerlo approvare a tutti i costi, ma i malumori all'interno della maggioranza sono molti. Al centro del dibattito, come sempre, la Cascinazza. Berlusconi vuole 'chiudere', dopo tanti anni, e ha mandato l'omonimo Paolo (Romani) in giunta, per occuparsene. E pare che lo scontro tra Mariani e Romani (curioso che per un leghista i nemici siano sempre 'romani') sia già al calor bianco. Dall'esito di questo confronto, dipendono non solo le sorti dell'area verde più grande della città, ma anche il destino della giunta presieduta da Mariani. Domani sera, alla Festa dell'Unità, ne sapremo di più. Non mancate.

 

Là dove era l’erba... ci sarà il parco

Il Comune vince in Cassazione: nessun risarcimento per la società di Paolo Berlusconi.
La ricostruzione di Monza la Città

La vittoria più bella/2

Pubblicata la sentenza della Corte di Cassazione sulla vicenda Cascinazza, che chiude quasi quindici anni di contenzioso tra Paolo Berlusconi e il Comune di Monza. La ragione, come ci aspettavamo, è del Comune: nessun indennizzo, nessun risarcimento, nessuna restituzione di aree, nessun diritto negato, nessuna richiesta della proprietà accolta. Vittoria su tutta la linea, sulla questione urbanistica più famosa della città (della Lombardia?). Un momento storico: il sindaco Faglia giustamente festeggia. Paolo Berlusconi, che aveva parlato di un risarcimento di 500 miliardi di vecchie lire, perde la causa più importante. Eliminata anche la necessità, sostenuta a gran voce da Insieme per Monza, di permutare "le aree o comunque di dover riconoscere diritti edificatori ad un privato che sono in realtà privi di fondamento", come ha precisato Faglia questa mattina. Aveva ragione chi ha voluto andare fino in fondo, chiedendo chiarezza, senza lasciarsi intimidire, nel corso di questi anni, da chi parlava di rovina della città, sostenendo la necessità di cedere a tutti i costi al proprietario dell'area. Monza ora è più serena.

La vittoria più bella

Apprendo or ora che la Corte suprema di Cassazione ha respinto il ricorso proposto dall’Istituto per l’Edilizia Industrializzata contro il Comune di Monza, chiudendo una contesa giudiziaria sull’area della Cascinazza che dura da 14 anni. Nel corso di una conferenza stampa fissata per domani, il sindaco Michele Faglia fornirà i dettagli e illustrerà le motivazioni della sentenza di 86 pagine. Noi, nel frattempo, festeggiamo la vittoria più bella.

Il colmo dello scolmatore: il Ministero dà ragione al Comune

Mi scrive Alfredo Viganò e sono felice di comunicarvi quanto segue. Vi ricordate la questione del canale scolmatore che deturpa il Parco Reale? Questione complessa su cui vi sono state più critiche e denunce culturali, politiche e civili. Fu preciso l’intervento della Amministrazione e in particolare del sindaco Faglia nella denuncia di una scelta insostenibile e di un'opera assurda. Questa scelta inoltre è connessa alla questione della nuova delimitazione delle fasce di rispetto del Fiume per i rischi di esondazione e che interessano in particolare la Cascinazza. Per la denuncia fatta molte furono le adesioni in campo culturale, giornalistico, universitario, di molte personalità e cittadini che hanno amore per la qualità ambientale della nostra città e del territorio del bacino del Lambro. La questione ha interessato anche Report, ormai più di un anno fa (sul sito www.cascinazza.info trovate tutte le informazioni di dettaglio). E’ in corso una causa presso il Tribunale delle acque promossa dal Comune di Monza, con il concorso del Comune di Cologno Monzese e con l’appoggio di altri Comuni avverso le decisioni della Autorità di bacino del Po in relazione alla delimitazione delle fasce di rispetto del fiume per i rischi di esondazione in caso di piena. Vi ricordate che a queste denunce l’Autorità di bacino rispose annaspando e dicendo cose del tutto inesatte come quella di riferire che i Comuni erano consenzienti quando in realtà vi è addirittura un ricorso dei Comuni contro le loro decisioni? Vi ricordate che l’Assessorato regionale competente, per intenderci quello al territorio (e delle leggi ad hoc per Monza) aveva sostenuto che la denuncia si riferiva ad un progetto superato mentre quello vero era poche centinaia di metri sopra, ma sempre deturpante il Parco storico? Bene, il 9 gennaio ci è giunta una buona notizia che mi porta a sottolineare il rispetto che dobbiamo alle nostre istituzioni (nazionali in questo caso, ma non solo). La lettera, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Dipartimento per i beni culturali e paesaggistici, a firma del Dirigente Reggente dice, “in riferimento all’intervento descritto in oggetto e facendo seguito a quanto……..la nota n. 88785 del 29/11/2006 del Sindaco del Comune di Monza, con la quale si descrivono gli impatti che si genererebbero sul Parco della Villa reale di Monza dall’ipotizzata costruzione di un canale scolmatore del fiume Lambro": “Ritenuto di condividere tutte le preoccupazioni e motivazioni addotte dal sindaco di Monza contro la realizzazione del progetto in argomento si richiede a codesti uffici di porre in essere tutte le possibili azioni a tutela del bene culturale in questione". Tra le istituzioni alle quali il messaggio è rivolto c'è la Regione Lombardia, nella persona e nella figura del suo Presidente. Ora tocca a Formigoni e alla sua giunta il compito di rispettare questa indicazione e di non 'giocare' più con i destini della terza città della Lombardia, che pretende il rispetto dei suoi cittadini e delle norme.

Cascinazza: il Tar conferma le salvaguardie

Ricevo da Alfredo Viganò, assessore all'urbanistica del Comune di Monza, una notizia decisiva per la vita della città di Monza e la pubblico immediatamente:
La Regione, come ricorderete, a un solo anno di distanza dalla legge urbanistica 12/2005 ha modificato la legge stessa con un’altra legge, la 12/2006. Con un comportamento contraddittorio, irrispettoso delle Autonomie locali, e di nessun interesse pubblico ha determinato la modifica delle salvaguardie da cinque a tre anni, colpendo il Comune di Monza che si sarebbe trovato sprovvisto improvvisamente delle pur limitate tutele territoriali dettate dal Piano del 2002. L’Amministrazione comunale ha ritenuto ingiusta, contraria a principi di buona amministrazione e in particolare inapplicabile la legge dal punto di vista della retroattività della stessa dopo che la Regione, solo un anno prima aveva confermato i cinque anni.
Conseguentemente ha con coraggio ed a difesa del territorio, deliberato uno specifico indirizzo agli uffici perché continuassero ad applicare la salvaguardia secondo tale principio. Il Consiglio dei Ministri ha a sua volta riscontrato elementi di illegittimità, contraddittorietà e contrarietà ai principi di buona amministrazione in quell’articolo della legge 12 che sembra (come altri provvedimenti regionali di questi anni) colpire particolarmente la città di Monza e ha impugnato questo aspetto della legge per dubbi di costituzionalità. Ovviamente vi sono stati ricorsi dei privati avverso la decisione della Amministrazione comunale ed in particolare da parte della proprietà di un‘area (la Cascinazza).
In questi giorni sono pubblicate le ordinanze del Tar (Tribunale amministrativo regionale) che respinge le domande incidentali di sospensione degli atti del Comune che non hanno consentito il prosieguo di progetti e piani non rispettosi delle salvaguardie che il Governo regionale voleva fare decadere. Le ordinanze sono interessanti anche nel merito dato che in un caso si dice che:
«… appare prevalente l’interesse del Comune di Monza alla non compromissione della situazione urbanistica esistente, in forza della tutela discendente dalla salvaguardia della variante al PRG del 2002. Ciò in forza del carattere risalente della disciplina di piano invocata dal ricorrente (del 1971), commisurato su esigenze edificatorie assai diverse da quelle attuali, e tenuto, altresì, conto della pendenza della questione di costituzionalità promossa avverso la nuova disciplina introdotta dalla legge n. 12/2006».
E nel caso del Piano di lottizzazione: «… considerato l’orientamento da ultimo espresso da questa sezione (….) con riferimento alla tematica in oggetto (in ordine in particolare alla valenza del regime di salvaguardia), ritenuto in particolare che è pendente dinanzi alla corte costituzionale ricorso del Governo avverso la norma con cui il legislatore regionale ha modificato il regime delle misure di salvaguardia relative ai piani adottati (art. 36, comma 4, ultimo periodo, legge regionale 11 marzo 2005, n. 12, modificato dall’art.1, lett. h), legge regionale 14 luglio 2006, n. 12)».
Si tratta di atti che respingono una domanda di sospensione ma i contenuti delle Ordinanze sono chiari. Allo stato attuale, pertanto, nel territorio comunale di Monza è del tutto operante la salvaguardia del Piano adottato nel 2002.

Il Barbarossa e la Cascinazza

Non poteva mancare il Barbarossa nella nostra «storia lombarda», quella della Cascinazza. A sud della Cascinazza, lungo il Lambro, dopo il depuratore dell'Alsi, si trova la frazione di San Maurizio al Lambro, nel Comune di Cologno Monzese. Un sito che a ogni esondazione del fiume finisce sott'acqua e che vedrebbe peggiorare le proprie condizioni se l'incredibile canale scolmatore venisse realizzato. Su Wikipedia, alla pagina dedicata a San Maurizio al Lambro ecco cosa troviamo: «In origine il borgo si chiamava Albairate cambiato poi in Malnido in seguito al dominio del Barbarossa. Il Barbarossa, accampandosi tra le sue battaglie ad Albairate, lungo le rive del Lambro, fu rovinato dalle acque del fiume in piena che gli fecero riportare perdite di vettovaglie e armi, e si narra esclamasse: "meglio allontanarsi da questo Malnido, ha provocato più danni il suo fiume che una battaglia"». Il Barbarossa se ne andò: chissà se anche qualcun altro vorrà seguire l'esempio...

Come sulle palafitte

Il titolo è preso in prestito dall'edizione de Il Cittadino del 4 novembre 1976: si riferisce alla grande esondazione della fine di ottobre di quell'anno, ancora più grave di quella del 2002 e di quella del 1951 (si faccia caso ad un dato: il Lambro esonda ogni venticinque anni). Il giornale parla di evacuazioni, danni ingenti, ponti pericolanti, strade, case, fabbriche allagate. Quell'esondazione ha riguardato anche l'area della Cascinazza e il quartiere di San Donato e il titolo in questione può diventare un consiglio per Paolo Berlusconi e la sua Istedin (Istituto per l'Edilzia industrializzata): 388.000 metri cubi, sull'acqua. Come sulle palafitte. Appunto.


Cascinazza: quello che ancora non sapevamo

Questa mattina, nell'ambito delle mie ricerche sull'affaire Cascinazza, ho preso visione di alcuni documenti di estremo interesse per la salvaguardia di una porzione molto grande della nostra città, da piazza Castello fino al confine con Cologno e Brugherio, attraverso il complesso di San Gregorio e della Cascinazza. Riporto brevemente alcuni stralci che confermano le 'scoperte' di ieri. «L’area Cascinazza rientra dunque nel novero di quelle terre lombarde d’elezione che furono dotate del prato irriguo, cioè dove da secoli è stato possibile ottenere le più alte produttività in campo cerealicolo/foraggero e zootecnico. Le sue rogge, i suoi campi regolari – e nel passato, presumibilmente, le sue piantate di gelsi e viti – ne fanno un tipico esempio di paesaggio agrario lombardo» (Marco Canesi, in M. Canesi e B. Rocca, Monza. Sviluppo, identità culturale, ambiente, Giessea, 1985, p. 112). Canesi registra l’abbandono delle attività della Cascina (benché ancora oggi le superficie agricole si estendano per 50 ettari), sottolineando come «a questa vicenda, esempio tipico della pervicace protervia di quelle forze economiche e politiche che perseguono l’esclusiva logica della rendita e/o del profitto, manca ancora una conclusione». Lo stesso vale peruno studio del 1991 a cura del prof. Pompeo Casati, che muove da una mappa del 1693 (fotografata da Miro Ferrari), la più antica di cui siamo a conoscenza. Curioso notare che, precisa Casati, «la mappa fu disegnata per fare chiarezza su una controversia sorta, in merito allo sfruttamento dell’acqua del Lambro, tra i Conti Durini e i “Regij Beneficiati della Chiesa di S. Giovanni di Monza”». Il contenzioso e l’acqua del Lambro, gli stessi due ingredienti della storia attuale. Luogo di marcite, la Cascinazza, fino agli anni Settanta, è l'unico e ultimo ambito di questo tipo nel territorio di Monza, nota poi Daniele Garnerone nel 2000. Pratica introdotta dagli Umiliati, nome di per sé chiarificatore di come si sentano oggi i cittadini monzesi. Le rogge erano tre: quella della Lupa, quella Rizzarda e quella detta Manganella. La legge regionale 7/2003 già richiamata per il caso della cava di Caravaggio (i legislatori ad hoc erano probabilmente distratti...), che tutela fontanili e colatori (collettori e rogge) fa testo anche per la Cascinazza. L’importanza del suo sistema idrico è chiarita da uno studio del Politecnico, probabilmente una cellula comunista. La ricerca prosegue...


Cascinazza: alcune rilevanti novità

A volte, da cosa nasce cosa. Abbiamo girato un film sulla Cascinazza nel quale Maurizio Beghin, storico cittadino di San Donato, parla dell'esondazione del 1976, indicando il punto di massima estensione della piena, registrato nella notte tra il 30 e il 31 ottobre. Un punto che si colloca ben oltre l'area della Cascinazza, appunto, e fin nel cuore del quartiere. Ora, altri stanno raccontando quella notte e quell'ottobre, in cui il Lambro esondò due volte, all'inizio e alla fine del mese: registreremo il loro racconto per dare qualche informazione in più ai nostri solerti amministratori regionali. Nel film si parlava di Boni, assessore regionale all'urbanistica (Lega Nord: dalla devolution alla speculation), un tipo particolarmente coerente, che a Report aveva fatto capire che la legge 12 del 2005 era una legge ad hoc e a Monza aveva promesso che non ne avrebbe mai presentate di simili, per poi smentirsi puntualmente con la legge 12 del 2006. Boni è anche presidente dell'Agenzia interregionale per il fiume Po e spiega a Comuni e associazioni, in una lettera di qualche giorno fa, che l'assurdo progetto dello scolmatore va avanti, anche se per ora non ci sono i soldi. Ottimo. Ma Boni, al solito, dice di più: da una parte, conferma l'«inadeguatezza della capacità di deflusso del fiume Lambro» alla luce di «un forte incremento del valore di portata della piena» (quindi, le piene sono ancora più pericolose che in passato); dall'altra, spiega che «l'opera di presa» del canale scolmatore non sarà localizzata presso il Ponte delle Catene, come da noi denunciato, ma qualche decina di metri più a nord (come piace alla Lega). Ciò vuol dire che l'imbocco del canale scolmatore sarebbe comunque in pieno Parco reale e passerebbe proprio nella zona della facoltà di agraria, uno dei punti più belli del Parco: ma a Boni non interessa. Nel frattempo, una ricerca del Comune di Monza spiega perché la storia della strada romana è una colossale panzana. Mi spiego: la proprietà sostiene - attraverso un perito dell'università di Disneyworld - che l'acqua non ha mai superato la strada romana che attraversa l'area, perché i romani, astutissimi, non avrebbero mai costruito una strada a rischio idrogeologico (cosa che la Lombardia continua a fare, comunque...). Ora, dopo aver scoperto che non è vero e che l'acqua del fiume, quando esonda, supera la strada romana, abbiamo anche scoperto che la strada romana, così come la descrivono i 'tennici' della proprietà, non è mai esistita. Proprio così. Nel catasto teresiano del 1722 (anche gli austroungarici contro Berlusconi?) la strada non appare, 'spuntando' soltanto nel catasto successivo, in pieno Ottocento (1833, per la precisione). Adesso cosa diavolo si inventeranno, una colonia fenicia?

Le leggi diluviavano.
Per una lettura manzoniana dell'affaire Cascinazza


Da tempo, tra una conferenza e un volantino, un dossier e finalmente un documentario, m’interrogo sulle sinistre corrispondenze tra la vicenda della Cascinazza e il racconto manzoniano. Non solo, e banalmente, perché i bravi consiglieri comunali della destra ripetono continuamente che il nuovo Piano di governo del territorio di Monza «non s'ha da fare, né domani, né mai»; ma anche per il clima da Azzecca-garbugli che da sempre avvolge la vicenda, tra contenziosi e sentenze, ordinanze e sospensive che si faticano a comprendere e sono, per il politico, difficili da illustrare alla cittadinanza, per via di tecnicismi e formule oscure che ne rendono impossibile la comprensibilità: un vero e proprio latinorum, a metà tra l’‘avvocatesco’ e l’‘urbanistico’. E, ancora, il continuo legiferare regionale (viene in mente il Manzoni che dice dell’epoca di cui narra che non v’era penuria di provvedimenti, perché «le leggi anzi diluviavano»), un legiferare che non mira però ad ordinare, ma a confondere, non ad aiutare, ma ad ostacolare, come se le leggi urbanistiche della Regione avessero il sapore antico e un po’ amaro di quelle gride che i governatori (guarda caso) così generosamente inviavano alla popolazione. Ora non vi sono più la retorica e le espressioni ridondanti: per mettere in discussione la sovranità delle comunità locali, sono sufficienti articoli e commi, qualche delibera e tutt’al più qualche riga di una legge regionale. Anzi, di una leggina, con quel diminutivo che ci dice molto circa la statura dei provvedimenti che stiamo discutendo. E c'è anche, a ben guardare, la pioggia: se nell'accezione manzoniana purificava, qui invece ingrossa il fiume e le polemiche. Altre notazioni di carattere più letterale vengono alla mente. Da una parte, il castello dell’Innominato, collocato dal Manzoni «a cavaliere a una valle angusta e uggiosa», luogo del mistero e del potere (e della conversione, ma qui il parallelo cade…). Dall’altra, la villa di Arcore (non a cavaliere, ma del cavaliere), dove tutti vanno in processione, accompagnati dai fidi caudatari, per discutere le scelte della destra monzese e avere la benedizione del signore, in una catena feudale in cui il capo si pregia di «aver la mano da coloro» che sono «soliti averla dagli altri». E, ancora, il corso del fiume («rigagnolo o torrentaccio, secondo la stagione») che non passa molto lontano da essa (e ancor più vicino alla magione di Macherio), e che collega la Villa ben più che idealmente al pratone dove «a cavaliere» troviamo l’edificio della Cascinazza. Lo stesso si può dire del Resegone, che, quando si guarda la cascina, si vede sullo sfondo, a suggello del tratto inconfondibilmente lombardo del paesaggio e della vicenda: è lo stesso Resegone, facilmente riconoscibile «in quella lunga e vasta giogaia, dagli altri monti di nome più oscuro e di forma più comune», al quale si voltava con nostalgia Renzo procedendo a piedi verso Milano, a cui faceva da contraltare, nella direzione opposta, il Duomo di Milano, che ora – più prosaicamente e pensando alle cose che ci riguardano – possiamo sostituire con il Pirellone. Ci sono, infine, due o tre punti di contatto di grande significato, dal punto di vista culturale e, se si vuole, politico. Il primo, è collegato alla vicenda di una piccola comunità che subisce le prevaricazioni dei potenti e i condizionamenti del quadro politico più generale (e del momento storico, per noi, oggi, rappresentato da una sorta di colpo di coda del berlusconismo), alla luce della volontà di un potere lontano, che «copre» interessi e urgenze particolari. «Conflitto di interessi» si dice con terminologia attuale, ma non è cosa troppo diversa, a ben guardare, dalle vicende romanzate nella Lombardia sotto il dominio degli spagnoli, così come lo è la possibilità di influire direttamente nelle decisioni, cambiando la legge quando essa non pare adatta a risolvere quel particolare problema. E non può non essere richiamato il concetto di violenza (quella violenza privata che fa da nota di sottofondo a tutta la vicenda del romanzo), tema più volte frequentato dal Manzoni, che ora ritroviamo in una forma sublimata e tutta istituzionale. Una violenza in doppio petto che si inserisce perfettamente nel clima che ancora oggi consente a «ognuna di queste piccole oligarchie» di avere «una sua forza speciale e propria». E la vicenda della Cascinazza sembra così una di quelle storie minori su cui il Manzoni si sofferma e con cui arricchisce la narrazione, per descrivere lo spirito del tempo e il contesto sociale e politico sul quale le vicende dei protagonisti vengono proiettate. Con la legge regionale di quest’anno (che segue ad analoga prevaricazione dell’anno precedente e per semplicità si chiama legge 12/2006, quando quella precedente era la legge 12/2005) siamo tornati al piano regolatore del 1971 – lo abbiamo spesso ricordato – perché sono state cancellate le salvaguardie dello strumento urbanistico adottato recentemente. Con il pensiero, però, corriamo, seguendo le note manzoniane, a tempi più antichi. E torniamo all’inizio di novembre. Del 1628. Poco importa, a lorsignori, che Monza sia «un antico e nobile borgo», ma a noi sì: se Formigoni pare esserselo dimenticato, ce lo ricorda il Manzoni.

La Regione Tlon e le leggi seriali

"Es clásico el ejemplo de un umbral que perduró mientras lo visitaba un mendigo y que se perdió de vista a su muerte. A veces unos pájaros, un caballo, han salvado las ruinas de un anfiteatro". Così scrive Borges in Finzioni descrivendo il pianeta Tlon. Un pianeta particolare sul quale, tra l'altro, le cose si cancellano quando la gente se le dimentica, spiega Borges nelle righe precedenti a questo passo bellissimo. Ora, in Regione Lombardia succede qualcosa di analogo. Anche se al rovescio. Si fanno ad esempio leggi ad hoc che tengono in vita contenziosi o che, fingendo di risolvere un problema generale, finiscono con il risolvere soltanto un problema, privato e personale quant'altri mai. E' il caso della Cascinazza e del lungo serial di leggi e leggine regionali che se ne occupano. Tenendo in vita il problema e impedendo di risolverlo. L'ultimo episodio riguarda il ricorso alla Corte costituzionale che il governo ha deliberato nell'ultima riunione del Consiglio dei Ministri. Oggi Formigoni interviene definendo illegittimo il ricorso e sostenendo la validità di una legge che accorcia i tempi delle salvaguardie, sostiene, per aiutare i cittadini e snellire la burocrazia. Ovviamente, non è vero. Nel senso che non di generiche burocrazie si tratta, ma dei piani urbanistici del solo Comune di Monza. Nel senso che non si aiutano i cittadini intesi nel loro complesso, ma un solo cittadino, che - ma è certamente un caso - si chiama Paolo Berlusconi. Nel senso che la legge interviene su di una norma già modificata lo scorso anno, con l'introduzione del PGT, ovvero del Piano di governo del territorio, che guarda un po' non prevede più il regime delle salvaguardie. La legge di quest'anno, perciò, modifica una norma che ha solo senso verso il passato, che è soltanto retroattiva, che non ha più ragione di esistere. Proprio come a Tlon: la Regione tiene in vita una questione esattamente come nel racconto di Borges gli uccelli e, a volte un solo cavallo, hanno tenuto in vita le rovine di un anfiteatro. In Borges si trattava di percezioni, qui di leggine. Ma il senso è lo stesso. Mi sono permesso allora di rispondere a Formigoni - pensando a Borges e rovesciando lo schema Tlon, quanto segue: “Se non ci fossero Monza e la Cascinazza, questa legge non esisterebbe”. Proprio come sul pianeta Tlon.

Cascinazza: ricorso del Governo Prodi

Nella riunione del Consiglio dei Ministri di ieri, il Governo Prodi ha deliberato di ricorrere alla Corte costituzionale impugnando la legge regionale urbanistica approvata all'inizio di luglio del 2006 per quanto riguarda l'articolo che riguarda Monza. Le motivazioni sollevano l'incostituzionalità dell'articolo 1 lettera h, che interviene dal punto di vista normativo su di una norma già modificata dalla stessa Regione solo un anno prima. Con l'introduzione del Piano di governo del territorio che supera l'esperienza dei Piani regolatori la Regione aveva infatti modificato completamente il regime delle salvaguardie nel 2005. Nel 2006 era tornata sull'argomento, ridefinendo le salvaguardie per i Piani regolatori, già superati e sostituiti. La norma finiva - guarda caso - con il riguardare solo Monza e l'affaire Berlusconi (Paolo), come è stato riconosciuto dallo stesso gruppo di Forza Italia in aula e come noi abbiamo più volte sostenuto, in questa e altre sedi. Il mio commento riportato dal Corriere recita: «Avevamo denunciato il carattere del tutto strumentale di una leggina ad hoc per fermare l'amministrazione monzese, una forzatura con l'evidente scopo di favorire l'edificazione di un'area di pregio ambientale». La risposta di Formigoni è la seguente: «Il nostro è invece un provvedimento che tutela il cittadino dallo strapotere di troppe burocrazie, che con i loro ritardi e le loro lungaggini violano i diritti dei cittadini stessi». Formigoni ha ragione, ma deve passare dal plurale al singolare: il suo è un provvedimento che tutela un cittadino. E non si tratta di elefantiache burocrazie, ma di Piani che un Comune legittimamente può assumere. A meno di non trovarsi nella Lombardia di Formigoni.

E se la legge regionale non fosse applicabile?

A fronte di un Consiglio comunale paralizzato dall'ostruzionismo ogni giorno più violento di una destra senza idee ma - esattamente come a Palazzo Madama - parecchio scatenata nell'insulto e nella sceneggiata, si muovono Faglia e la sua Giunta. L'amministrazione monzese ha infatti deliberato la continuità dell’applicazione delle misure di salvaguardia urbanistiche anche dopo l’entrata in vigore della legge regionale urbanistica. "L’Amministrazione comunale ha inteso interpretare la legge, ritenendo che non possa avere effetti retroattivi rispetto alla data della sua entrata in vigore, in base al principio generale di irretroattività e non essendo espressamente previsto alcun effetto retroattivo della disciplina. Di conseguenza, la variante generale del 2002 deve considerarsi tuttora in regime di salvaguardia. Ciò significa che chi intende intervenire con progetti o piani attuativi dovrà rispettare i principi di salvaguardia. La scelta è volta a mantenere principi di tutela ambientale ed urbanistica del territorio".
La legge regionale, che si configurava come favore a Paolo Berlusconi e come proditorio attacco alla città, viene 'congelata' dalla giunta monzese, con buona pace dei consiglieri urlatori del centrodestra. Urlatori che, negli scorsi giorni, il prefetto di Milano ha richiamato all'ordine con una lettera inviata a Rosario Montalbano, presidente del Consiglio comunale monzese. Lombardi ha ricordato che è “dovere di ciascun consigliere contribuire all’attività deliberativa in modo che essa risulti comunque possibile nell’interesse generale”.
Conclude Faglia: "Mi auguro che il suo richiamo metta a fine allo sterile ostruzionismo dell’opposizione e permetta alla città di dotarsi finalmente di un nuovo piano urbanistico dopo 35 anni”.
Me lo auguro anch'io, anche se sono abituato da tempo a non fidarmi più di una destra così.

Berlusconi, Brambilla e Cazzaniga

Il capogruppo di AN in Consiglio regionale, Roberto Alboni, ha affermato oggi che la Giunta monzese è preoccupata per le conseguenze dell’approvazione delle modifiche alla Legge 12 soltanto perché c’è di mezzo Berlusconi. "Se Paolo Berlusconi si fosse chiamato Brambilla o Cazzaniga non ci sarebbe stata nessuna polemica". È il caso di precisare che si tratta di una plateale falsità. La legge favorisce Berlusconi ed è un fatto assodato e Alboni senza volerlo conferma con la sua dichiarazione che le cose stiano proprio così. Il problema è che – oltre a rendere edificabile l’area di Berlusconi – si rendono edificabili anche le altre aree di cintura, le aree agricole residue del territorio monzese, per un totale di 1.500.000 di metri cubi. Per rovesciare il senso delle parole del capogruppo di AN, oltre a Berlusconi, potranno costruire anche i Brambilla e i Cazzaniga, perché la legge regionale che colpisce Monza lo fa in modo indiscriminato: non solo favorisce Berlusconi ma la speculazione edilizia della terza città della Lombardia. È comunque singolare che ci si preoccupi delle conseguenze di una Legge soltanto dopo averla approvata, nonostante gli appelli veementi che sono venuti da parte del centrosinistra negli scorsi mesi. Del resto era già successo lo scorso anno, quando ad essere approvata fu proprio la Legge 12, che conteneva già un articolo ad hoc dedicato a Monza e all’affaire Cascinazza.

136.000

E' il numero degli emendamenti che la destra monzese si appresta a presentare in Consiglio comunale per bloccare i lavori dell'Aula in occasione della discussione del Piano di governo del territorio. Avevano promesso che ne avrebbero presentati più di un milione (forse pensando ai metri cubi che arriveranno in città se il PGT non verrà approvato), ma - si sa - non mantengono mai le promesse e si sono fermati (!) a 136.000. E' facile ipotizzare che si tratti di emendamenti banalmente ostruzionistici che, al solito, come è successo con questa opposizione da quando al governo della città c'è Faglia, non contengono alcuna proposta di merito da avanzare. 136.000 pezzi di carta, da fotocopiare in decine di copie, costituiscono un piccolo disastro ambientale in se stessi (una deforestazione di proporzioni amazzoniche), ma il punto non è questo. Il punto è che adesso si capisce la strategia: da una parte, la Regione toglie le salvaguardie con una leggina puntuale come solo sa esserlo quando si tratta di favorire Berlusconi (una legge 'postuma' dal punto di vista politico e dedicata, per una sorta di ereditarietà delle leggi ad personam, al parente più prossimo, il fratello Paolo). Dall'altra, l'opposizione cerca di far scadere il tempo regolamentare della legislatura, per evitare che lo strumento urbanistico intervenga a salvaguardare le aree scoperte e a vanificare l'impegno della Regione. Una squadra, di più: un'associazione. Dal legislatore al costruttore, attraverso gli ostruzionisti. Che vergogna.

Rivoltante

Il commento di Roberto Formigoni sulla legge urbanistica votata ieri è rivoltante. Minacciando di accompagnare a Monza il candidato del centrodestra che «sfratterà» Faglia, Formigoni si abbandona al più insultante dei commenti: «la sinistra ha alzato i toni allo scopo di coprire la sua incapacità amministrativa» perché «in tre anni non ha saputo far approvare al consiglio il piano regolatore adottato». Il taglio delle salvaguardie «è previsto dalla legge nazionale», ripete Formigoni. Ora, segnalo per l'ultima volta la falsità di queste affermazioni. Per prima cosa, il piano regolatore adottato non era approvabile non solo perché scandaloso (ricordo, en passant: 220.000 metri cubi sulla Cascinazza), ma perché è stato bocciato in tutte le sedi possibili e immaginabili dalla stessa giustizia amministrativa ("fortemente imperfetto" lo ha definito il Tar della Lombardia, la stessa regione di Formigoni, mi pare, che l'ha sospeso per tre volte perché non era conforme alla legge 1 del 2000 relativamente all'avvio dei procedimenti, perché non conforme alla legge 1/2001 in quanto non conteneva il Piano dei servizi e carente della regolamentazione della materia commerciale ai sensi del regolamento regionale 3/2000). Da subito l'amministrazione già da fine agosto 2002 (Faglia era stato eletto nel giugno dello stesso anno) aveva avviato una procedura di adeguamento del piano, ma nel 2003, resasi conto che il tenore delle modifiche era molto rilevante, aveva avviato anche il procedimento della revisione generale del PRG che era terminato con l'approvazione a fine dicembre del 2004 proprio con la nuova proposta di piano. Arriviamo così al secondo punto. Monza avrebbe già il piano regolatore se l'anno scorso Formigoni non avesse fatto una legge apposta - il comma 2 dell'articolo 25 della legge 12, presidente si vergogni - per rendere impossibile al Comune una cosa banale, che ora Formigoni stesso rimprovera a Faglia: variare il piano regolatore. Terzo, la normativa nazionale è così da più di quarant'anni e questa legge sui 1545 Comuni della Lombardia riguarda solo Monza, non ha nessun valore per il futuro e non ha alcuna rilevanza. Se non ci fosse Monza, quindi, la norma non sarebbe applicabile a nessun caso. La Regione Lombardia sulle salvaguardie ha sempre avuto una norma più restrittiva, di cui si è sempre vantata e che ha ribadito anche l'anno scorso (!). Se quest'anno ha deciso di cambiarla, è stato soltanto per fare un favore a Berlusconi, visto che Monza aveva già riparato al torto del 2005. Non lo dico io. L'ha detto Giulio Boscagli, capogruppo di Forza Italia. Che è anche il cognato di Formigoni. Un po' come Paolo è fratello di Silvio. Ma una legge regionale, ne siamo certi, cancellerà, dopo le salvaguardie, anche le parentele.

Il comunicato stampa del sindaco di Monza

L'Amministrazione comunale di Monza è determinata a proseguire una forte azione di contrasto, sostenendo l'incostituzionalità e l'inapplicabilità del provvedimento legislativo approvato oggi dal Consiglio regionale. Non si illudano i cosiddetti poteri forti di poter condizionare l'indipendenza e l'imparzialità che caratterizzano questa Amministrazione a differenza di una maggioranza regionale asservita ad ordini di parte. Il Comune risponde a questa nuova sfida della Regione con il suo Piano di Governo del Territorio, che proprio ieri sera è stato presentato al Consiglio comunale e che mi impegno a far adottare nel più breve tempo possibile. È una scommessa fondamentale e necessaria per salvaguardare le nostre ultime aree verdi. È la scommessa di una città che non accetta di essere merce di scambio.L'opposizione monzese, affiancando la Regione, ha annunciato che presenterà un numero record di emendamenti contro il Pgt. Se lo farà, si assumerà tutta la responsabilità di ogni area verde della città che sarà edificata da oggi fino all'adozione del Piano.

Michele Faglia, 6 luglio 2004

Finalmente il Pgt

Finalmente il PGT Il Piano di governo del territorio della città di Monza è giunto stasera in Consiglio comunale. E' un fatto di straordinaria importanza, soprattutto alla luce dell'imminente approvazione della legge regionale anti-Monza. Se il PGT dovesse essere approvato nel corso delle prossime settimane, si eviterebbe la speculazione prodotta dalle modifiche della legge 12. Nel frattempo, Faglia sfida Formigoni e chiede un confronto pubblico a Monza per illustrare le ragioni della città. Il presidente finora ha negato a Faglia la benché minima attenzione e non si è nemmeno degnato di rispondere alle sue lettere: chissà se deciderà di accettare la sfida...

Ma guarda un po': lo fanno apposta

Giovedì 6 luglio riprende l'attività del Consiglio regionale e la discussione sulla legge urbanistica.
Ad hoc, per Monza. Per certficarlo al di là di ogni sospetto o retropensiero, ripropongo l'intervento di Giulio Boscagli, capogruppo di Forza Italia in aula (13 giugno 2006), a proposito della misura dedicata a Paolo Berlusconi, che il Nostro ammette sia dedicata proprio a Paolo Berlusconi. Ecco uno stralcio del suo intervento: «Qui siamo in presenza di una correzione che la Regione Lombardia fa di fronte ad un’insipienza di amministrazioni comunali di Monza, di diverso colore, che in quasi quarant’anni non sono riusciti a dotare quella città di uno strumento di programmazione urbanistica adeguata alle esigenze dello sviluppo di quella città e di quel territorio, oggi diventato Provincia. Amministrazioni, ripeto, di diverso colore, conculcando così dei diritti acquisiti in epoche non sospette da cittadini privati [il plurale è majestatis, dal momento che il privato è proprio Paolo Berlusconi], contro i quali sembra che la nostra opposizione consiliare abbia un dente avvelenato quasi che tutto il senso della loro opposizione sia quella di prendersela con una famiglia, con delle persone che hanno legittimamente, regolarmente costruito una parte della loro attività in quella zona della città».

Grazie a tutti

Si è messo anche a piovere, alle nove in punto, per metterci in difficoltà, per fare saltare la più bella manifestazione degli ultimi mesi. E invece le quattro gocce d'acqua - Monguzzi sostiene: colpa del nome, quando si parla di notte bianca piove regolarmente - non ci hanno impedito di svolgere la nostra manifestazione di denuncia e di protesta. Coperti dagli archi dell'Arengario, nel cuore civile di un'antica e bella città, abbiamo passato in rassegna le vergognose incursioni regionali in territorio monzese, le ragioni di un'opposizione forte e chiara contro la quarta legge di fila pensata appositamente per mettere in ginocchio Monza, la necessità di approvare per tempo un nuovo strumento urbanistico, che proprio tra qualche ora farà il suo ingresso in aula consiliare a Monza. Si è parlato della prossima seduta - rinviata ancora, al 6 luglio - del Consiglio regionale, prima di lasciare il microfono al sound dei Solidamòr, sempre molto coinvolgenti. Grazie a quelli che hanno partecipato, alle rappresentanze dei partiti dell'Unione, a Giuseppe Benigni e Carlo Monguzzi che mi hanno accompagnato, a Susanna Camusso che ci ha raggiunti, a Piero Pallotti per essere arrivato con lo striscione dell'Unione, a Paola per aver preparato la cartina di Monza con in rosso le aree messe a rischio dalla Legge, a Gianni per avere organizzato e montato le strutture, a Tina per essersi occupata del banchetto (lo fa sempre, sempre, sempre) a tutti i cittadini monzesi e brianzoli - grande il sindaco Cifronti di Brugherio - che hanno dato il loro contributo per una serata di mezza estate. Con la città deserta, ma con la politica forte e viva di chi semplicemente ha ragione. Perché non difende gli interessi di nessuno, ma quelli di tutti. Come nel 2002, quando Faglia vinse. Come nel 2007, quando Faglia vincerà ancora.

Il presidente del "me ne frego"

Massimo Zanello è il candidato della Lega alla presidenza del Consiglio regionale della Lombardia. Attualmente capogruppo dei padanians, Zanello ha trovato e trova ancora l'opposizione dei suoi colleghi di maggioranza. Chissà se entro martedì riusciranno a mettersi d'accordo. Nel frattempo, a noi piace ricordare Zanello con le sue parole di disprezzo per la città di Monza, nella quale è stato eletto l'aprile dello scorso anno, pronunciate in aula in occasione del Consiglio del 13 giugno: "Ma chi se ne frega, questo è il vero problema.
Noi dovremmo fare una norma in questo modo, è un punto di vista sbagliato. Rifacciamo norme, facciamo norme, che partono dal punto di vista dell’interesse generale e non guardando soltanto dall’interesse di un privato, come state facendo voi, perché voi guardate le conseguenze sul Comune di Monza. A me del Comune di Monza non me frega nulla, in termini di conseguenze urbanistiche."

La Fortuna è cieca...

...ma la Regione ci vede benissimo. Ed è riuscita a presentare - attraverso l'ottimo assessore Boni - un progetto di Legge che riguarda - in un articolo - soltanto Monza, con una precisione incredibile, da cecchini. E se il postino suona sempre due volte, la Regione Lombardia, è proprio il caso di dirlo, si è letteralmente attaccata al campanello: è la quarta legge consecutiva (se si contano anche i sottotetti) che riguarda la nostra città. E, dopo i numerosi squilli, al campanello ha risposto la città di Monza. Stasera, una sala Maddalena gremita nonostante un caldo tropicale ha accolto l'assessore Viganò e i professori Beltrame e Erba che hanno illustrato l'importanza strategica della Cascinazza dal punto di vista ambientale e urbanistico. Nel pomeriggio, Arengario.net ha pubblicato l'appello in difesa della Cascinazza sottoscritto da autorevoli firme del mondo dell'architettura e dell'urbanistica: per sottoscriverlo cliccate qui. Lunedì tutta la città sarà in piazza per la grande manifestazione della notte bianca della democrazia e dell'ambiente, promossa dall'Unione, a cui hanno già aderito le associazioni ambientaliste, amministratori e esponenti politici di mezza Lombardia (scaricate il volantino). Perché Monza, suo malgrado, è diventata un simbolo per tutta la Lombardia.

I due pratoni della Lega

La Lega deve scegliere tra due pratoni, quello di Pontida e quello della Cascinazza. Al primo ha rinunciato, tatticamente, per evitare di trovarsi sotto il sole bergamasco nei giorni del dopo-devolution.
Al secondo forse è il caso che rinunci, strategicamente, per evitare di farsi carico dei problemi (i maligni potrebbero parlare di interessi) di altri, rinnegando il proprio impegno monzese di difesa del territorio. La scelta tra i due pratoni diventa allora essenziale per comprendere sia come andrà a finire a Monza, sia come proseguirà la legislatura in Regione. E, tra Pontida e la Cascinazza, si capirà anche cosa farà la Lega. Di se stessa e del suo destino.

Se Il Giornale di Paolo Berlusconi parla della Cascinazza di Paolo Berlusconi

Il Giornale - di proprietà di Paolo Berlusconi - parla spesso dell'affaire Cascinazza - di proprietà di Paolo Berlusconi. Lo fa per attaccare la Giunta Faglia e per rappresentare le ragioni del centrodestra all'opposizione in città. Scrive Giorgio Majoli di Legambiente un commento che condivido pienamente e che riporto così com'è:

Su Il Giornale di ieri è comparso un articolo di Marco Pirola sulla vicenda dei Piani regolatori di Monza, promossi o adottati da tutte le Giunte, di ogni colore politico, da 20 anni a questa parte. Dopo una breve descrizione in tale senso ed alcune considerazioni sul previsto ostruzionismo che l’opposizione si prepara a fare in Consiglio comunale al nuovo PGT, si termina il testo con affermazioni a mio avviso assai discutibili. Si afferma ad esempio che la giunta Faglia non avrebbe mai pubblicato il Piano del 2002, nonostante le 600 osservazioni presentate dai monzesi; che pur tacciando quel documento di ogni nefandezza, la giunta attuale se ne sarebbe servita contro i ricorsi; che nel frattempo sarebbero stati costruiti oltre 500.000 metri cubi. Le cose non stanno proprio così. La giunta Colombo ereditò dalla quella leghista di Mariani il cosiddetto Piano Benevolo, adottato nel Marzo del 1997 e regolarmente pubblicato alla fine dello stesso anno per oltre 60 giorni. Erano allora pervenute 360 osservazioni (non 600), alle quali la successiva amministrazione non ritenne di dover dar corso, ma cominciò subito a rifare il Piano con ben 4 varianti, di cui, la più rilevante, fu quella che introduceva nel Parco di Cintura di Benevolo più di 1 milione di metri cubi, cambiandolo quindi sostanzialmente. È bene considerare che una giunta cerca di rispettare e di far rispettare le regole in essere (nel caso dei PRG: vigenti o in salvaguardia) e non può fare diversamente, anche se spesso gli accade di dover difendere quello che non condivide o che considera imperfetto, pur mettendo poi in atto le necessarie modifiche parziali o generali. Così è accaduto per la giunta Faglia che si è trovata a dover gestire un Piano regolatore imperfetto, ritenuto tale per ben tre volte anche dal TAR, e che notoriamente non condivideva. La Legge Regionale 12 del marzo 2005 ha poi modificato sostanzialmente la materia urbanistica, sia nelle procedure che nel merito dei piani generali (da PRG a PGT). Il Comune, a quel punto, ha dovuto (per obbligo di legge) ricominciare un’altra volta tutto da capo, pur dopo aver licenziato il suo nuovo Piano regolatore nel dicembre del 2004. Le considerazioni di cui sopra consentono di fare una valutazione anche diversa delle volumetrie citate nell’articolo. Non entro nel merito delle quantità effettivamente costruite, anche se mi risulta che i metri cubi residenziali di nuova edificazione siano stati 300mila in 4 anni (e non 500mila) e praticamente tutti su aree già edificate e quindi già compromesse. Il restante mi risulta sia relativo a costruzioni destinate al settore produttivo terziario (uffici) e secondario (industria e artigianato), edificazione che considero, per certi aspetti e nelle dovute proporzioni, da auspicare e promuovere, viste le attuali vicende dell’economia ed i cambi epocali a cui stiamo assistendo. Senza poi contare che mescolare volumetrie residenziali con quelle produttive è del tutto sbagliato (i capannoni sono alti 8 metri).
Abbiamo visto che il Piano regolatore del 2002 è stato sospeso per ben tre volte dal TAR lasciando così scoperta Monza delle necessarie salvaguardie per mesi e facendola tornare al PRG Piccinato del ‘71.
Si è prodotto così, in questi periodi, un “effetto valanga” per quanto riguarda la presentazione di piani di costruzione, lo stesso che si teme ora con il Progetto di legge 145 regionale. Senza contare che quando si fa un nuovo PRG, da sempre, tutti cercano di edificare il più possibile sulla base del vecchio Piano. Basterebbe considerare le volumetrie (ben superiori) rilasciate poco prima dell’adozione del Piano Benevolo o dello stesso Piano Piccinato del ‘71. Difendere l’ambiente vuol dire difendere l'interesse generale e oggi l’interesse pubblico di Monza è quello di dotare al più presto la città di un nuovo strumento urbanistico e di nuove regole che la facciano uscire definitivamente dalla secche di situazioni difficilissime da gestire e da controllare, anche per via delle grandi quantità di cemento e dei relativi rilevanti interessi economici in gioco, che bloccano da tempo le libere scelte del governo cittadino.

Cannavaro pensaci tu

C'è un motivo in più per augurarsi che l'Italia prosegua nel suo cammino ai Mondiali di Germania. Se dovesse arrivare in semifinale, infatti, la squadra azzurra giocherebbe martedì 4 luglio, alle ore 21, facendo saltare la seduta in notturna convocata dagli strateghi del centrodestra per approvare la legge regionale urbanistica. In difesa di Monza, possiamo schierare, da sinistra a destra, Grosso, Cannavaro, un recuperato Nesta e Zambrotta. Forza Italia, quindi (quella buona).

Boni o cattivi?

La destra che si appresta a votare la legge regionale contro Monza sostiene che la Giunta comunale di centrosinistra guidata dal sindaco Faglia abbia cementificato la città in questi anni e che quindi non accettano lezioni in questo ambito. Lo ha detto Saldini, lo ha detto Boni, lo hanno detto i consiglieri comunali di opposizione (quelli che in Consiglio, pur di fare ostruzionismo, portano anche la pizza). Bene, ho chiesto all'assessore Viganò i dati nel dettaglio e sono i seguenti: anni 2002-2005 (sindaco Faglia) residenza mc 395.827 e 311.133 non residenziali; anni 1999-2001 (sindaco Colombo, Forza Italia) mc 235.377 e 194.479; anni 1994-1997 (sindaci Moltifiori e Mariani, Lega Nord) mc 1.058.496 e 445.825 E' da rilevare che in questi ultimi anni alcuni interventi erano ereditati dalle passate amministrazioni (vedi alla voce commerciale ovvero non residenziale) e che con Faglia è prevalsa la scelta di intervenire su aree dismesse con interventi di risanamento e ricostruzione più che di occupazione di nuove aree residenziali. In particolare l'anno scorso questa scelta ha comportato che circa il 92% degli interventi sia stato su aree già edificate o utilizzate nel contesto urbano e circa l'8% per aree inedificate. Questo è quello che fa Faglia. Boni ritiene che 1.500.000 mc in più su aree agricole e in un colpo solo non facciano la differenza. E, al solito, si inganna.

Rinviata al 4 luglio

Sembra il titolo di un film e invece è solo la convocazione del Consiglio regionale. Il 27 giugno il Consiglio non si farà e la legge urbanistica slitta al 4 luglio. Prima si dovrà votare il nuovo Presidente del Consiglio, dal momento che Fontana è andato a Varese a fare il sindaco. Poi, nella stessa giornata, c'è da discutere la legge sul randagismo e gli animali d'affezione e altri provvedimenti urgenti che scadono in quella. Quindi, non è detto nemmeno che si voti il 4 l'orrenda legge ad hoc per Monza. Nel frattempo, chissà se la maggioranza terrà, se la Lega supergovernista di questi giorni manterrà le posizioni, se nessun consigliere ci ripenserà...

Nel frattempo, a Monza...

... il Piano di governo del territorio è stato votato dalla Commissione urbanistica del Comune di Monza. Per cui può essere calendarizzato per i lavori del Consiglio comunale. Tutte le forze politiche monzesi - in presenza della legge urbanistica regionale - sono chiamate alla responsabilità, a un dibattito chiaro e aperto, perché l'adozione del Pgt abbia tempi certi. L'ostruzionismo della minoranza di centrodestra verrebbe letto come un favore alla speculazione: un milione, forse un milione e mezzo di metri cubi potrebbero piombare sulla città. Che tutti se ne rendano conto e si comportino di conseguenza. Da parte nostra, della maggioranza consiliare intendo, ci sarà la massima disponibilità ad un confronto nel merito e sulle cose. L'ideologia e le prese di posizioni di parte devono lasciare il passo a una straordinaria occasione di confronto e di dibattito. Per il bene della città.

Il fossile

La Cascinazza e le altre aree agricole di Monza, oltre ad avere un valore inestimabile (dal punto di vista ambientale), rappresentano per me un simbolo. Per almeno due motivi. Il primo: la Cascinazza è una specie di fossile, una delle poche, pochissime aree agricole prossime a un centro abitato che siano rimaste com'erano dopo gli interventi degli ultimi cinquant'anni. In Lombardia le aree agricole sono diventate vieppiù edificabili e questo fa segno allo sviluppo, certamente, ma anche alla speculazione edilizia di calviniana memoria. E allora l'area lungo il Lambro è una sorta di area preistorica, uno spazio verde di cui chiunque può cogliere l'importanza e il pregio. Ma c'è un secondo motivo e riguarda il comportamento della Regione. Troppo spesso (quasi sempre) la Regione opera al di sopra dei Comuni e talvolta, con un certo accanimento politico e amministrativo, contro i Comuni. Il caso di Monza è certamente il più eclatante - tre leggi consecutive per 'punirla' di chissà quale colpa - ma potrei citare la vicenda della cava di Caponago (sventata!), delle discariche di Inzago, delle centrali per la produzione di energia (Offlaga, ad esempio) e di tanti altri luoghi camuni che soffrono per gli interventi della Regione. Ecco allora che la Cascinazza è un simbolo. Dell'opposizione. E della possibilità di costruire non i complessi residenziali, ma un'alternativa al centralismo e all'arroganza regionale.

La macchina del tempo

Con la Legge urbanistica regionale Monza torna indietro di trentacinque anni, al Piano regolatore Piccinato. Correva l'anno 1971. Presidente della Repubblica viene eletto Giovanni Leone, muoiono Jim Morrison e Louis Armstrong, i Nobel vanno tra gli altri a Pablo Neruda e Willy Brandt. Roberto Formigoni non ha ancora fondato il Movimento popolare, l'assessore Boni compie nove anni e la Lega è ancora di là da venire. A Monza, Sindaco è il compianto Luigi Pavia che si avvicenda, nel corso dell'anno, con Pier Franco Bertazzini. Trentacinque anni fa, con un solo comma. Un bel modo per tornare indietro, per ringiovanire (tipo Cocoon) e cancellare la storia di una città lombarda. Sperando che, come un elisir, l'incantesimo si dissolva e si ritorni a parlare di politica. Perché a Monza, come altrove, siamo nel 2006: Sindaco è Faglia e sta solo cercando di governare la città. Regione permettendo.

Una città da 310.000 abitanti

E' quello che prevede il Piano regolatore Piccinato del 1971 che tornerebbe in auge se dovesse essere approvata la Legge urbanistica in Consiglio regionale. Non solo la Cascinazza di Berlusconi, quindi. Altre aree tornerebbero in gioco: aree agricole, molto vaste, come quelle di Sant'Albino ad est di via Adda; quelle verso il Cimitero e lo stadio nuovo; alcune ad ovest di San Fruttouso e quelle intorno al Castello del Torneamento (via della Taccona), nonché quelle in località Boscherona (nord di San Fruttuoso). L'accanimento nei confronti di Monza ha queste proporzioni. La Cascinazza è quindi una parte cospicua di una grande ondata di cemento. Che qualcuno ci aiuti a fermarla.

Campione non c'entra

Campione d'Italia non c'entra. Non sto parlando delle indagini che riguardano Vittorio Emanuele di Savoia. I nostri 'servizi segreti' hanno soltanto scoperto che Campione d'Italia non c'entra con la leggina regionale sull'urbanistica. Lo scorso anno, come abbiamo ricordato più volte, la Legge 12 conteneva un comma dedicato a due soli Comuni in Lombardia, Campione d'Italia e Monza. Il provvedimento di quest'anno, invece, non c'entra con la cittadina del casinò perché il Piano regolatore è antico ma non ha subito varianti negli ultimi anni, com'è accaduto invece a Monza. Quindi il provvedimento di quest'anno riguarda esclusivamente Monza. Una consolazione davvero magra...

Monzesi

Prosegue la discussione sulla legge urbanistica in Consiglio regionale, che contiene - come già lo scorso anno - una norma che riguarda soltanto Monza e che finisce con il penalizzarla gravemente. Alla luce di questo pericolo, mi sono appellato alla coscienza dei consiglieri eletti a Monza e in Brianza, cercando di condividere l'affetto e l'attenzione per la nostra città (e se pensiamo che Monza è una grande e bella città della Lombardia, il 'nostro' va inteso in senso più generale, fino a coinvolgere tutti i lombardi). Vorrei che fosse noto che nessuno si è speso nel senso che auspicavo. Anzi. Nessuno degli emendamenti salva-Monza è passato. Peccato che né Ponzoni, né Alboni, né Pisani, né tantomeno Zanello - vero protagonista della promozione di questo articolo, insieme al 'suo' assessore Boni - abbiano condiviso questa necessità. I monzesi, quelli veri, se ne ricorderanno.

Dopo Silvio, Paolo

La notizia è sconvolgente. Dopo Silvio, scende in campo anche Paolo Berlusconi. Il campo (agricolo) è la Cascinazza, l'area di Monza messa in discussione dalla legge regionale al centro del dibattito in questi giorni, casualmente di proprietà del suddetto Berlusconi bis (l'area, ovviamente, non la legge). Da ieri il proprietario dell'area ha deciso di parlare, intervenendo telefonicamente nel corso di una trasmissione su Telelombardia (in cui ha detto cose inesatte, ma con piglio deciso, proprio come il fratello più famoso), e rilasciando una straordinaria intervista a Telereporter. Berlusconi bis parla non da imprenditore, ma da uomo politico: spiega che il centrosinistra di Monza perderà le elezioni se continuerà nella politica che ha deciso di seguire. Aggiunge, il Berlusconi bis, che si premurerà di informare i cittadini con una serie di manifestazioni in cui presentare il progetto della Cascinazza perché i cittadini capiscano. Finalmente la destra a Monza ha un leader: si chiama Paolo Berlusconi. Ha le idee chiare sulla campagna. Nei primi cento giorni sessanta palazzi nuovi nuovi su un'area verde. Niente male come esordio. Tutto suo fratello.

Sodoma e Gomorra (e Monza)

A proposito della Legge regionale sul territorio, Formigoni definisce "strumentali" le polemiche che sono emerse. "Il merito della bellezza della Lombardia - ha commentato - è di chi l'ha creata, di chi l'ha costruita, e forse anche di chi l'ha governata negli ultimi 11 anni". Collabora al disegno della Creazione, il Celeste. Lo fa sulla base di un mandato divino. Non abbiamo trovato né nella Genesi, né nel Timeo o in un'altra descrizione delle origini del cosmo il fatto che fosse prevista una punizione per la città di Monza, la cui perversione fondamentale è di avere scelto il centrosinistra e avere eletto Faglia. Sarà punita per le proprie nefandezze. Anziché le cavallette o gli strali divini, arriveranno i metri cubi. Sodoma e Gomorra powered by Formigoni.

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Coincidenze. Secondo Boni, assessore regionale all'urbanistica, le tre leggi contro Monza sull'urbanistica della Regione Lombardia sono solo coincidenze. Anche quella portata in aula questa mattina, che toglie due anni di salvaguardia e espone Monza - insieme alla sola Campione - alla speculazione edilizia. Una coincidenza. Un po' come la data di oggi: 06.06.06. Una sequenza diabolica. E per di più - altra coincidenza - il 6 giugno, che a Monza è la festa di San Gerardo, compatrono della città, che, come dice la leggenda, nel XII secolo attraversò il Lambro in piena sul suo mantello per portare soccorso agli ammalati del vicino ospedale (ospedale che, a Monza, ha ancora il suo nome). Il Lambro in piena che esonda, come accade - altra coincidenza - alla Cascinazza, area di esondazione naturale del fiume, esclusa dal PAI grazie alla geniale idea di ipotizzare la costruzione di un fantomatico canale scolmatore del valore di 170 milioni di euro (che non si farà mai, ma che consentirà forse di costruire 60 palazzi sull'area di esondazione). Una coincidenza che sia proprio lungo il Lambro, come quella volta che a Teodolinda la colomba indicò, sulla sponda del limpido Lambro di allora, un posto preciso ("modo", qui) e lei rispose ("etiam", sì), da cui anche il nome Modoetia. Anche con Boni è andata nello stesso modo. Una colomba ha detto "qui" e lui ha risposto "sì". Lo sventurato rispose, potremmo dire. Ed ecco che in un baleno, grazie alla proposta di Formigoni e Boni abbiamo passato in rassegna la storia della città di Monza, proprio quella storia locale che la Lega vuole difendere, quando si tratta di sagre, e che devasta quando si tratta di urbanistica. Oggi la questione monzese era associata alla questione moschee, di cui si cerca di rendere difficoltosa la realizzazione: uno scambio hanno detto alcuni colleghi, un regalo - la Cascinazza - in cambio di un dispetto - le moschee più difficili - ha commentato il consigliere Monguzzi. Tutto in nome della reciprocità: ti faccio costruire le moschee soltanto se mi fai c?????rAE?z?????????ostruire le chiese nel tuo Paese, secondo un argomento molto frequentato. La reciprocità che i leghisti e la destra auspicano nei confronti dei Paesi islamici e che negano ai Comuni lombardi. In nome della sussidiarietà Faglia non è stato ascoltato e alle sue lettere e sollecitazioni non è stata data alcuna risposta. Quasi quasi Monza, con i suoi trecentomila abitanti previsti dal piano regolatore che la legge regionale riporta in auge, può candidarsi a diventare capoluogo di Regione. E magari a cambiarla la Regione per evitare l'ennesimo provvedimento punitivo contro il suo territorio.

"Non me ne frega niente del Comune di Monza"

Prosegue, nell'aula del Consiglio regionale della Lombardia, la discussione sul progetto di legge 145 che modifica parzialmente la legge 12/2005. Come abbiamo più volte ricordato - per i dettagli cascinazza.info - si tratta di una legge che contiene un passaggio normativo dedicato alla città di Monza, perché nel testo si propone di abbassare le salvaguardie da tre a cinque anni. Monza ha un piano adottato nel 2002 e il conto è presto fatto: se le salvaguardie durassero - come succede da sempre - cinque anni, si arriverebbe al 2007. Con l'approvazione della legge regionale in discussione in queste ore, le salvaguardie non ci sarebbero più e calerebbero più di un milione di metri cubi sulla città. La questione è delicata, delicatissima e ci si aspetterebbe quanto meno un confronto. Ma l'assessore Boni (Lega), con battute e atteggiamenti da bar dello sport, si rifiuta addirittura di aprire il dibattito: nessun emendamento della minoranza va approvato, anzi va deriso chi propone correzioni e integrazioni. Con la citazione di un detto mantovano: o ti va bene così, o ti corichi di lato. Il bullismo entra così prepotentemente nella politica lombarda. Non è da meno Zanello, capogruppo della Lega, che si abbandona a un "non me ne frega niente del Comune di Monza" che rimarrà a lungo nel ricordo di chi fa politica in città. La Lega non è più quella degli anni Novanta, che difendeva il territorio dalla speculazione. No, no. Al Bar Boni, tra un campari e una tartina, tengono banco i metri cubi.

(a cura di Giuseppe Civati)

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